Lago‑Naki: altopiano d’Adighezia, doline carsiche e sentieri nella Riserva del Caucaso
Scopri Lago‑Naki in Adighezia: altopiano UNESCO tra praterie d’alta quota, doline carsiche, Grotta del Sole e Route 30. Accessi, panorami e periodi migliori.
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La strada che sale verso le montagne dell’Adighezia comincia in modo prevedibile: asfalto liscio, un cartello per la grotta Bolshaya Azishskaya, escursionisti con zaini. Poi, dopo una curva, l’asfalto svanisce e il tracciato si inerpica, attorcigliandosi tra pareti rocciose. È lì che inizia davvero la traversata di Lago‑Naki: un altopiano avvolto di leggende, dove i panorami risvegliano qualcosa di antico.
Dal passo alla roccia Utyug e ai prati dorati degli Abadzekhi
Il passo Azish accoglie con aria fresca e una foresta compatta. Da qui il sentiero porta alla roccia Utyug, un affioramento staccato dall’altopiano di Lago‑Naki dalla profonda valle del Kurdzhips. Per gli Abadzekhi, la più grande tribù adighea, queste terre erano un tesoro: pascoli d’alta quota che nutrivano vaste mandrie. Trasformarle in proprietà principesche non era nemmeno in discussione: la terra rimaneva comune.
Colpisce il contrasto tra due versanti vicini: uno, inondato di sole e vestito di prati fino ai nevai tardivi; l’altro, inghiottito dall’ombra di una foresta fitta.
Grotta del Sole e panorami di Lago‑Naki
Seguendo ancora un po’ il ciglio roccioso, il sentiero conduce alla Grotta del Sole, un arco naturale dove la luce scorre a fiotti. Asciutta e tiepida, incornicia una vista impeccabile sull’altopiano — una finestra che la natura sembra aver ritagliato apposta. Più avanti compaiono bancarelle informali con formaggio adigheo, piccole guesthouse, nuove costruzioni e un flusso continuo di auto. Tutto confluisce verso il posto di controllo della Riserva della Biosfera del Caucaso.
Riserva di Lago‑Naki: un paesaggio UNESCO
Dal 1992, Lago‑Naki rientra nella zona di protezione della Riserva del Caucaso. Nel 1999, il Caucaso Occidentale è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. L’ingresso nella riserva costa 300 rubli al giorno. Il ritorno è generoso: decine di chilometri di praterie d’alta quota stese sopra le foreste come un’isola nel cielo.
Qui l’autunno è più quieto dell’estate, ma la stagione verde spicca per l’erba smeraldina e una costellazione di fiori. In lontananza si alzano le masse di Abadzesh, Oshten e Fisht. I loro ghiacciai scendono insolitamente in basso: il clima può sembrare mite, ma gli inverni carichi di neve lasciano il segno.
La leggendaria Route 30 e un itinerario da weekend
Il celebre Percorso n. 30 — Dalle montagne al mare — attraversa l’altopiano, un tracciato concepito già nel 1949. L’itinerario classico parte da Guzeripl e finisce a Dagomys, due settimane a piedi. Versioni più brevi permettono di coprirne un tratto in pochi giorni. Per un’uscita leggera molti scelgono il sentiero locale del fine settimana che corre lungo l’orlo dell’altopiano, dove la meraviglia maggiore di Lago‑Naki si nasconde sotto terra.
Doline carsiche e nevai che non si arrendono
Lago‑Naki è famoso per l’abbondanza di doline carsiche, alcune simili a ingressi verso una città sotterranea. La più grande si trova a circa tre chilometri dal posto di controllo, e la presenza di un’antenna di telefonia conferma che si è sulla strada giusta. Qui resiste un nevaio perenne: a settembre è solo impolverato di detriti, non scomparso. A differenza dei veri ghiacciai, è mobile sotto i piedi e rischioso da risalire.
Un Mare di Pietra e una prova per le nuove strade
Il margine dell’altopiano è chiamato Mare di Pietra — Mizhehi in adigheo. Più in basso, dal 2018 è in costruzione un lungo tornante che sale da Guzeripl. Il nuovo tracciato dovrebbe avvicinare i visitatori alla gola Instruktorskaya, uno dei principali accessi all’altopiano.
Le autorità regionali discutono un piano per collegare le strade in un anello. Se accadrà, muoversi attorno a Lago‑Naki diventerà più semplice, anche se il confronto sulla tutela quasi certamente tornerà ad accendersi.
Panorami da cui è difficile staccarsi
Più in là, una linea di vette del Caucaso Occidentale completa il quadro: Bolshoj e Maly Tkhach, l’incredibile Achezhbok, l’austero Chugush. Disegnano un orizzonte che non si confonde con nessun altro in Russia. Da qui il soprannome “l’oro degli abitanti delle montagne” trova tutto il suo senso: una ricchezza che non luccica, ma dà libertà, sostiene, protegge e lascia una memoria più lunga delle generazioni.