17:42 14-01-2026

Coperta termica d’emergenza: uso, lati oro/argento, consigli

Guida completa alla coperta termica d’emergenza: cos’è, come funziona, differenza tra lato oro e argento, uso su infortunati e nei kit per escursionisti

Gli escursionisti esperti portano con sé ogni sorta di accessorio ingegnoso, eppure c’è un oggetto che spesso sembra troppo modesto per meritare attenzione. La coperta termica d’emergenza, un foglio sottilissimo dal look metallico, occupa quasi zero spazio ma, quando serve davvero, può risultare decisiva.

Che cos’è una coperta termica

Conosciuta anche come coperta spaziale o di soccorso, è realizzata in film Mylar, un materiale sintetico con rivestimento metallizzato progettato per condizioni estreme. Ripiegata, scivola senza fatica nella tasca della giacca o nel kit di primo soccorso. Pesa circa 50 grammi, eppure la sua utilità regge il confronto con attrezzatura molto più voluminosa.

Come funziona davvero

Il suo compito non è scaldare: trattiene il calore che il corpo produce già. La pellicola riflette la radiazione termica verso la persona, rallentando la dispersione e riducendo il rischio di ipotermia. Ecco perché è un primo aiuto contro freddo, vento e umidità.

Lati oro e argento: che differenza c’è

La coperta ha due facce, una argento e una dorata, e non è una scelta estetica. Per proteggersi dal freddo, il lato argento va rivolto verso il corpo per riflettere la maggior parte del calore; il lato oro resta all’esterno e può anche assorbire il tepore del sole o di un fuoco da campo.

Quando l’obiettivo è l’opposto, cioè evitare il surriscaldamento, si usa con il lato argento verso l’esterno per respingere la luce solare.

Come avvolgere correttamente un infortunato

Nell’uso della coperta termica contano alcune semplici regole:

Questi passaggi diventano cruciali in presenza di segni di ipotermia o dopo un trauma.

Oltre il freddo: altri impieghi

In condizioni difficili, una coperta termica raramente serve a un solo scopo. Può fare da telo provvisorio contro pioggia e vento, parasole o sottotelo. In montagna e dopo incidenti stradali, la pellicola può trasformarsi in barella di fortuna. La superficie riflettente è visibile da lontano, quindi funziona anche come segnale per i soccorsi.

Un solo oggetto risolve più problemi insieme, dettaglio che fuori dai centri abitati conta moltissimo.

Perché dovrebbe stare in ogni kit d’emergenza

La coperta isotermica compare nelle dotazioni standard di soccorritori, escursionisti e alpinisti per un motivo semplice: nessun altro oggetto unisce così tanta funzionalità a una tale compattezza. In un kit personale occupa uno spazio irrisorio, e nelle dotazioni professionali consente di assistere più persone. Per questo trova posto nei kit auto e nei set di sopravvivenza.

Si può riutilizzare una coperta termica

Formalmente sì, con riserva. La pellicola è molto sottile e, dopo il primo utilizzo, pieghe e microdanni ne riducono l’efficacia. In ambito sanitario e di soccorso sono considerate monouso. Un escursionista può ripiegarla e tenerla, ma per una gita impegnativa è meglio averne una nuova.

Come aiuta con il grande freddo

Con temperature molto basse, una coperta termica non sostituisce abbigliamento caldo o sacco a pelo. La sua funzione è rallentare la perdita di calore e guadagnare tempo. Nell’attesa dei soccorsi o in presenza di ferite, quel margine può evitare che l’ipotermia diventi profonda.

Perché si chiama spaziale

Il nome non è casuale. La tecnologia della pellicola riflettente è stata sviluppata dalla NASA negli anni Sessanta per l’isolamento di veicoli e tute spaziali. In seguito ha trovato molti impieghi sulla Terra ed è diventata un elemento fisso dell’equipaggiamento d’emergenza e outdoor.

È uno di quegli oggetti che si usano di rado ma di cui ci si rallegra sempre di avere uno a portata di mano: non attira l’attenzione, non occupa spazio e non richiede abilità particolari. Al momento giusto conserva il calore, ripara dal sole e aiuta a resistere finché arrivano i soccorsi.