01:55 11-12-2025

Sotto Teheran: i qanat, canali sotterranei dell’Iran

Sotto Teheran: scopri cosa sono i qanat, canali sotterranei dell’Iran riconosciuti dall’UNESCO, la loro storia, dove sopravvivono e perché contano oggi.

Sotto il rombo del traffico cittadino e gli strati d’asfalto di Teheran potrebbe correre un filo dimenticato del passato. Non è solo romanticismo: l’Iran un tempo si affidava a una vasta rete di canali sotterranei — i qanat — che per secoli portavano acqua senza una sola pompa. Il portale Turistas osserva con una certa amarezza che le tracce visibili sono sempre più rare e, quel poco che resta, spesso sfugge agli sguardi frettolosi di chi passa sopra.

Che cos’è un qanat e perché conta?

Un qanat è una galleria sotterranea con una pendenza lieve dalle montagne verso gli insediamenti, così l’acqua scorre per gravità fino alle case e ai campi. Lungo il percorso venivano scavati pozzi verticali per permettere pulizia e ispezioni. Questo modo di captare e trasportare acqua nacque in Persia più di tremila anni fa.

Nel clima arido dell’Iran, queste opere hanno sostenuto intere comunità: fornivano acqua potabile e rendevano possibile l’agricoltura. In alcuni villaggi i qanat funzionano ancora e, fatto notevole, continuano a fare il loro mestiere.

Cosa c’entra Teheran?

La capitale conserva ancora i suoi segreti. Non esistono dati aperti e completi su un grande sistema di qanat sotto la città, ma resistono testimonianze puntuali. Nel nord-est, attorno a Sohanak, i residenti continuano a menzionare diversi canali di questo tipo. Un tempo garantivano acqua da bere e per l’irrigazione, a suggerire che condotti sotterranei simili probabilmente servivano in passato anche altre parti di Teheran.

Perché ricordare questi canali?

Non è solo una pagina di storia. I qanat sono parte del patrimonio culturale dell’Iran, riconosciuto dall’UNESCO. Nelle aree rurali sostengono ancora la vita quotidiana e aiutano a proteggere l’acqua nonostante caldo e piogge scarse.

Nelle megalopoli come Teheran, il quadro è diverso: i canali stanno scomparendo — interrati durante nuove costruzioni, ignorati o liquidati come marginali. Con le attuali sfide idriche, lasciarli svanire suona come una miopia destinata a pesare più della loro modesta impronta.

Cosa si può fare?

Le strade non mancano. Prima di tutto, è decisivo documentare ciò che resta: ascoltare chi vive lì da decenni, consultare archivi, riguardare le vecchie mappe. Alcuni canali potrebbero scorrere ancora nel sottosuolo, semplicemente non toccati per anni.

È altrettanto importante raccontare questa storia a voce alta: il patrimonio che non attira attenzione pubblica è quello che sparisce più in fretta.

I qanat ricordano che, in ambienti ostili, si sono trovate soluzioni eleganti e a bassa tecnologia per sopravvivere. Se Teheran vuole tenere vivo il legame con le proprie radici, la ricerca può ben cominciare negli strati sotterranei della memoria della città.